Storia di Montemarciano

MONTEMARCIANO

Centro agricolo e industriale del Subappennino marchigiano, posto sull’alto di un colle, dal quale domina la valle dell’Esino e il suo sbocco al mare. Marina di Montemarciano sorge sul litorale a NW della foce dell’Esino; Gabella si trova al margine sinistro del fondovalle; Cassiano è su un colle a SW.

Formatosi in epoca medievale attorno alla rocca, si sviluppò soprattutto in seguito allo stanziamento di una colonia di Dalmati ivi chiamati dal Duca di Urbino per sfruttare le saline di Senigallia. Sotto Sigismondo Malatesta intorno alla metà del sec. XV, fu infeudato nel 1463 da Pio II ai Piccolomini, che lo tennero sino al 1591, anno in cui Gregorio XIII ordinò la distruzione della rocca. Dopo essere stato per breve tempo di Ercole Sfondrati, passò stabilmente allo Stato Pontificio alla fine del sec. XVL

La chiesa parrocchiale, dedicata ai Santi Lucia e Apollinare, venne ricostruita nel sec. XVIII ed ha due campanili in facciata. Nei dintorni del paese è il santuario di S. Maria degli Alberici, eretto nel 1465. A Marina di Montemarciano si trovano i ruderi di un castello malatestiano, ristrutturato dai Piccolomini.

Patrono S. Macario (2 maggio); altra festa 23 luglio (S. Cristoforo).

ORIGINE STORICA

La tradizione dice che fu fondato nell’undecimo secolo d.C. dopo che i Barbari ebbero incendiato una città di nome Marziana: città grande e ricca, che si estendeva fra il litorale e le falde delle colline, da Case Bruciate a Montignano.

La città di Marziana è nominata, negli «Atti di S. Gaudenzio martire e Vescovo di Rimini, scritti dal Brunacci. In essi si legge che il Santo guarì un Cavaliere e lo convertì insieme a tutta la sua numerosa famiglia (IV sec. d.C.). (Riportiamo in Appendice il testo del Brunacci).

Ne parlano tutti gli storici di Montemarciano e in particolare P.D. Diotallevi (3), aggiungendo che una città certo esisteva in quel luogo: «Sono li a testimoniarlo ruderi, muraglie, terme, acquedotti, musaici, pavimenti di minutissimi laterizi; monete, lapidi, iscrizioni e soprattutto un enorme ammasso di carboni e ceneri».