LE CHIESE DI MONTEMARCIANO
LA CHIESA PARROCCHIALE: S. PIETRO APOSTOLO
La Facciata
La facciata, sobria ed elegante, è un tipico esempio del settecento romano nelle Marche.
Fu eretta, verso il 1750 su disegno dell’architetto Michetti e fu completata nel 1900 con l’esecuzione della parte alta della facciata (a tale proposito nel Museo Parrocchiale esiste una foto-grafia che rappresenta la Chiesa prima della sua ultimazione).
Questo tempio, creato con la cooperazione di tutti i cittadini e di tutto il popolo del distretto della terra di Marte, ebbe sviluppo e compimento dalla sovrana munificenza dei due sommi pontefici: Benedetto XIV (Lambertini) e Clemente XIII (Rezzonico).
Nello studio del progetto per il completamento della facciata, gli addetti cercarono di attenersi il più possibile al concetto dell’architetto della chiesa, adoperando lo stile romano e sovrapponendo all’ordine dorico quello ionico.
La facciata presenta infatti due ordini sovrapposti di lesene, di cui l’inferiore in stile dorico e il superiore in stile ionico. Nella parte inferiore della facciata ci sono tre portali, corrispondenti al numero delle navate.
Al di sopra del portale centrale si trova timpano, mentre al di sopra dei portali laterali vi sono due nicchie che accolgono le statue raffiguranti San Pietro e San Macario, patrono di Montemarciano.
La parte superiore, terminante con un timpano di notevoli dimensioni, presenta nel centro un finestrone sormontato da una lunetta.
In luogo del campanile, che era abbastanza elevato e possedeva cinque campane, sorsero due torri campanarie ai lati della facciata.
Di notevole potenza sono la Campana Maggiore, dedicata a San Macario, ed il cosiddetto Campanone, dedicato a San Pietro.
Quest’ultimo fu battezzato con i nomi «Maria Honorata – Fortunata da Monsignor Berioli, Arcivescovo di Urbino, nel 1789.
Il rivestimento è fatto tutto in mattoni di diverso colore, testimonianza dei restauri effettuati
in varie epoche.
I capitelli e le basi delle colonne ioniche sono realizzati in pietra d’Istria.
Lo stile della Chiesa è caratteristico, perché documenta la espansione delle forme del settecento romano nelle Marche; fu eretta come sopra detto, su disegno dell’Arch. Michetti poi ripreso, modificato e portato a termine dall’arch. Carlo Marchionni (1702-1786) divenuto in seguito Architetto Soprastante della Fabbrica di S. Pietro in Vaticano. Le spese per la costruzione del Tempio furono in massima parte sostenute dalla Munificenza dei Papi: Benedetto XIV (scudi 3.300) e Clemente XIII (scudi 6.600). La Chiesa venne completata nel 1900 coll’esecuzione della parte alta della facciata (Ing. Attilio Bartozzi, Impresa Luigi Paladini). L’organismo co-struttivo del Tempio, con ampia navata centrale e cappelle laterali intercomunicanti, ha una copertura a volte a botte lunettate, recante elementi architettonici strutturali e decorativi che riprendono forme impiegate da Luigi Vanvitelli nelle sue opere marchigiane.
Con un Breve Ap. del Papa Clemente XIV, del 19.3.1773 la Chiesa è stata elevata ad «Insigne Collegiata», con il trasferimento del Capitolo dei Canonici dalla Chiesa rurale di Alberici (Bolla del 12 giugno 1773 del Vescovo di Senigallia e Delegato Apostolico Ippolito De Rossi). Il Parroco D. Sebastiano Giorgetti assume il titolo di Arciprete e 1ª dignità (a cui segue il Priore Giovanni Benzio e altri 5 Canonici Beneficiari e 2 mansionari con mansione di Cappellani della Parrocchia). La nuova Chiesa è stata costruita sulla vecchia che era cadente conservando il numero di 8 altari.
L’ultimo terremoto del febbraio 1972 portò alla chiusura della Chiesa Parrocchiale, seriamente lesionata e dopo ingenti lavori di consolidamento e di restauro, eseguiti dal Provveditorato ai Lavori Pubblici, tramite le Ditte Rodio di Milano e Antonio Carli di Piobbico (PS) e dalla Soprintendenza per i beni Ambientali e Architettonici delle Marche (circa 350 milioni), per impianto di illuminazione e amplificazione, elettrificazione di 4 Campane, restauro di tele e di cappelle e acquisto nuova suppellettile ecc.
La Chiesa fu solennemente riaperta e consacrata la sera del 29 marzo 1980 (sabato avanti la Domenica delle Palme).
L’INTERNO DELLA CHIESA
L’Altare maggiore in Presbiterio era anticamente chiamato il Presbitero della Chiesa «Cappellone» per distinguerlo dalle altre cappelle laterali.
Attualmente l’Altare antico del ‘700 è stato liberato dai gradini per candelieri e dal Tabernacolo e funzionante «coram populo» o anche viceversa. La parte verso il popolo è rivestita di marmi policromi; nell’interno (nella nicchia ad arco) è posto una specie di sarcofago (per reliquie) in legno.
Il Coro restaurato con la Chiesa è magnifico; tutto impiallicciato in noce e schienali anche di radica di olivo, i braccioli degli stalli sono tutti lavorati a mano. Gli stalli superiori sono 17 e quelli inferiori 14. La costruzione del Coro è iniziata dopo la traslazione del Capitolo da Al-berici nel 1773 e fu ultimato nel settembre del 1845, restaurato nel 1980 dalla Ditta Mario Marinozzi di Pollenza.
La grande pala centrale ha valore storico poiché ornava un tempo sotto il titolo «Santa Maria della Misericordia» la Cappella interna del Castello Piccolomini di Montemarciano, distrutto per ordine del Papa Gregorio XIII nel 1578.
Venne salvata questa tela e un po’ ingrandita per essere posta sull’altare maggiore della Pieve dedicata a S. Pietro, Santo che vediamo nella zona centrale in preghiera accanto a S. Giovanni Battista (forse sullo scalinotto del castello); la zona inferiore rappresenta la famiglia Piccolomi-ni in preghiera, committente del quadro e impetrante pietà e misericordia da Cristo in atto di lanciare le saette dei castighi e per l’intercessione della supplice Madre della Misericordia e di S. Michele Arcangelo, nella zona superiore. Anche se il quadro fu attribuito a Federico Barocci urbinate (1528-1612) o alla sua scuola, non sembra molto bello; fu forse più volte ritoccato e ultimamente essendo ridotto a brandelli fu rinforzato e restaurato dalla Bottega artigiana M. Marinozzi Ancona (con il giovane pittore Moreno) con il consenso della Sovrintendenza di Ancona. La cornice grande è in marmo, la cornicetta della tela è in legno placcato d’argento, Le mensole laterali all’altare maggiore sono in marmo antico di metà ‘700; a sinistra sopra la mensola vi è una custodia dei S.S. Olii con cornice in pietra lavorata.
Il Crocifisso centrale è in legno, ordinato dalla Confr. del S. Rosario, per le Processioni religiose (dopo che venne eretta a Montemarciano il 12-X-1573).
L’Ambone è stato costruito dalla Bottega Artigiana di Antiquariato M. Marinozzi di Pollenza con il vecchio pulpito (una volta eretto sulla parte di sinistra). Il lavoro ligneo in noce massiccio è ben riuscito e intonato al Coro (1980).
La Sede risulta di una poltrona antica stile ‘700 e due sgabelli in noce massiccio acquistati presso la Bottega d’Artigianato M. Marinozzi di Pollenza. Il leggio del ‘700 era già del Capitolo locale, ma assai ordinario.
La Cappella del SS. Sacramento e B. Vergine del Rosario
Quando fu rifatta la Chiesa Parrocchiale (1760) qui c’era la cosidetta «Schola» della Confraternita cioè luogo di raduno dei fratelli della Confraternita del Rosario e loro Sagrestia. La Sagrestia dei Sacerdoti (Parroco e Canonici) era dall’altra parte a destra come oggi.
Qui i Fratelli tenevano le loro divise, insegne e anche una statua della Vergine che si portava in Chiesa ogni 5 anni per la Festa del Rosario e solenne processione. In alcune particolari circo-stanze o festività veniva scoperta per la venerazione dei fedeli.
Nel 1796 essendo la statua scoperta e in venerazione per la Festa e fiera di S. Pietro, Titolare della Chiesa e Parrocchia, fu da molti visto muovere gli occhi della Vergine, le mani e i piedi del Bambino. Ci fu grande affluenza di fedeli da ogni parte; furono segnalate grazie e fu istruito un piccolo processo sull’avvenimento (come si può vedere dall’archivio Parr.). Ne fu anche informato il S. Padre, Papa Pio VI (Braschi), già in grande ansia per Napoleone Bonaparte che stava minacciandolo nei suoi Stati e nella sua augusta Persona.
Comunque sia stato il fenomeno prodigioso, per il grande risveglio di devozione alla Vergine si dovette trasformare la stanza (o schola) in Cappella che divenne un piccolo Santuario mariano, carissimo a tutti i Montemarcianesi. A 140 anni da questi fatti prodigiosi la statua lignea della Vergine e il Bambino ebbero un restauro e una seconda incoronazione con corone imperiali auree (3 ottobre 1937). Sembra che questa bellissima statua della Madonna, la Confraternita l’abbia acquistata per ricordare la Vittoria di Lepanto (1571) nel decennio (1581) della ricorrenza, e per questo veniva chiamata la Madonna della Vittoria.
È stata messa in venerazione nella Chiesa Parr. nel 1581 e da allora si è ripetuto ogni 5 anni con le cosiddette feste quinquennali.
Delle grazie abbiamo in ricordo in decine di ex voti argentei conservati nel museo della Chiesa.
così pure dell’annuale ricordo del prodigio (29-30 giugno) si conservano i famosi specchi di illuminazione interna che si faceva fino all’ultimo terremoto 1972.
La Cappella della Beata Vergine decorata con splendide pareti, colonne e pilastri di scagliola levigata a marmo con capitelli greco-ionici e cornici ornamentali in stucco dorati e pitture al soffitto. La pittura sulla parete di fondo «l’Incoronazione della Vergine è del pittore fra’ Arturo Cicchia O.F.M. 1937 a ricordo dell’incoronazione della Statua della B.V. del Rosario; la Cap-pella è attualmente anche la Cappella feriale per la celebrazione della Messa, come pure la Cappella che conserva nel Tabernacolo il SS. Sacramento.
L’antica cappella ha un quadro antico rappresentante la B. Vergine con il Bambino e i Santi Emidio Vescovo e Martire e Agata Vergine e Martire.
La tela che risale alla 2ª metà del 700 è di buona fattura ma l’autore è ignoto.
Cappella dei Misteri del Rosario e dei Santi Giuseppe sposo B.V. – Demetrio e Caterina da Siena La tela fin dal 1913 era nella sagrestia è stata riparata e ripulita in Ancona, Bottega Marinozzi nel 1980.
È stata fin dall’origine la Cappella della Confraternita del Rosario e la tela con la preziosa cornice lignea è dorata con incastonati i 15 Misteri del Rosario in piccoli dipinti ovali su tela artisticamente notevole. Sembra che il pittore fosse un ignoto discepolo di Lorenzo Lotto, comunque di pregevole scuola. Certamente il lavoro fu commissionato dalla locale Confraternita fin dal suo sorgere (1570). Anticamente sotto il pavimento si facevano le sepolture dei Confratelli defunti. La B.V. Maria è dipinta in trono con il Rosario in mano, Bambino, Santi e con simboli partico-lari; c’è pure un grazioso movimento di Angeli, tra cui anche un Saraceno che indica Santa Caterina (che forse è stata causa della sua conversione?). Due pitture più recenti sulle lunette della Cappella ricordano S. Giuseppe: lo sposalizio e il transito (forse opera del pittore montemarcianese Nazzareno Diotallevi per commissione di devoti).
Cappella delle reliquie e Vergine Lauretana e dei Santi Evangelisti Giovanni Apostolo e Marco e di S. Nicola Di Bari
La bella tela che rappresenta la traslazione della Santa Casa di Maria SS. a Loreto in alto e sotto i due Evangelisti con accanto i simboli dell’aquila e del leone (e S. Nicola di Bari con i 3 bambini nel secchio secondo l’antica leggenda), fu, nei tempi passati, al centro della devo-zione degli scolari di Montemarciano che festeggiavano in S. Nicola di Mira (poi detto da Bari) il loro protettore, presentando ogni anno sonetti stampati ai Magistrati del paese (si conservano alcuni stampati nel museo della Chiesa (accanto all’Altare); sono della prima metà del ‘700 e omaggio degli Scolari alla Terra Ducale di Montemarciano.
Per la grande devozione a S. Giuseppe nella seconda metà dell’800 si volle portare una sua statua (in cartone romano) in questa Cappella costruendovi una grande nicchia e togliendo l’an-tica tela che poi venne portata nella Chiesa d’Alberici sul primo altare a destra; anche da qui fu tolta e appoggiata sulla parte dentro l’orchestra e coro della stessa Chiesa (1940), ora dopo un accurato restauro presso la Bottega artigiana di antiquariato M. Marinozzi Ancona (opera del pittore Moreno), è stata posta nel suo luogo originale. L’opera è pregevole ma non se ne conosce l’autore.
In questa Cappella sono state poste anche molte reliquie di Santi. Alcune sono resti ossei assai rilevanti e posti in una custodia di vetro dentro l’altare di legno; vengono esposte per la solennità di tutti i Santi e durante l’Ottavario dei morti tutte le reliquie della Chiesa in questa Cappella che veniva in passato chiamata di S. Giuseppe o delle Reliquie. In questa Cappella è stato pure sepolto P. Venceslao Müller di Moravia dell’Ordine della Penitenza, ospite per qualche tempo della famiglia Trussiani, mandato per trattare l’inserimento dei Padri della Penitenza al Santuario di Alberici, che avverrà l’anno dopo la sua morte (morto a Montemarciano il 24.8.1776). Venne sepolto presso la colonna della Cappella ancora contrassegnata da una croce. Questo servo di Dio era considerato da tutti come un santo.
Cappella del Carmine o di S. Anna
Questa Cappella ovale era gestita anticamente dalla Confraternita del Rosario (i Fratelli vi col-locavano le insegne dopo che la loro stanza fu trasformata in Cappella). La tela che vi si venera è forse la più antica della Chiesa e rappresenta la B. Vergine e il Bambino che offrono ai SS. Gioacchino ed Anna lo scapolare del Carmine. Raffigurazione del tutto originale, di buon autore (ma ignoto) della 2ª metà del ‘500.
Accanto si venera anche S. Giuseppe, Sposo di Maria, nella grande statua in cartone romano che si trovava già nella Cappella precedente. Riproduce una immagine classica del Santo con il Bambino addormentato e una melagrana in mano.
Di fronte alla finestra vi è una nicchia che conteneva una statuetta in gesso della Madonna del Carmine (ora portata nel museo della Chiesa); attualmente vi è la statua di Gesù Bambino (che viene ordinariamente posta in tempo di Natale sull’Altare Maggiore) dentro un tronetto ligneo dorato.
Il Battistero
Da qualche secolo il Battistero della Chiesa Parrocchiale è situato sotto la torre di ponente in una Cappellina circolare.
Purtroppo questo luogo raccolse dei credenzoni per tenere i candelieri della Chiesa e altri oggetti. Vi si suonava con la fune la campana maggiore e nel pavimento era visibile, prima dell’ultimo terremoto, la pietra dell’antico ossario dei morti, sepolti sotto la Chiesa. Indecenti erano il Fonte Battesimale ed il sacrario, tanto che i Battesimi si facevano per decenza o nella Cappella di S. Anna o in fondo alla navata della Chiesa (quelli solenni).
Finalmente, anche per desiderio e il generoso contributo di S. Ecc. Mons. Macario Tinti (già Vescovo di Fabriano e Matelica e concittadino di Montemarciano), è stato tutto rinnovato e decorato, benedetto e ripresentato ai fedeli dal Vescovo Diocesano e dal Vescovo Tinti, benefattore, presenti anche le autorità civili e gli alunni delle scuole il 2 maggio 1983.
All’ingresso della Cappella del Battistero è stata posta questa lapide commemorativa sovrastata dallo stemma episcopale: «Macario Tinti – Vescovo di Fabriano e Matelica nel LX anniversario di Sacerdozio decorò questo Battistero grato del suo Battesimo qui ricevuto il 1.V.1900 Anno Santo della Redenzione 1983».
Il Fonte Battesimale è quello antico del ‘600 costruito in legno povero e verniciato secondo l’epoca, con nuovo basamento ricostruito sullo stile della parte superiore, a forma di pozzo chiuso, con una grande vasca di politene nell’interno. L’opera maggiore è stata eseguita dalla Ditta Mellini di Firenze che ha disegnato ed eseguito al centro della piccola Cappella dietro il Fonte una grande vetrata istoriata, cotta a gran fuoco e legata a piombo che rappresenta il Battesimo di Gesù (cm. 114×495) ai lati nelle nicchie due pannelli in mosaico finemente lavorati in smalti e vetrosi e due aureole dorate (circa cm. 20×250 ciascuno), raffiguranti uno S. Pietro pescatore nel lago di Tiberiade e l’altro S. Macario, nel traghetto del fiume Nilo (da una incisione del 1800 di Joann Wenzel).
Il tutto è riuscito nel miglior modo, armonioso nelle linee e nei colori. Le sue didascalie (in ceramica) accanto ai mosaici li rendono facilmente comprensibili – 1) «Nella mistica barca di Pietro pescatore con l’acqua del Battesimo rinati nel Signore 2) «Verso l’eterna sponda – dalla Chiesa trasbordati nel fiume della vita come Macario, beati» Sotto i mosaici sono state murate due mensole marmoree utilizzando due pezzi pregiati (asportati dall’Altare maggiore nella demolizione delle gradinate superiori).
La tinteggiatura con corniciature in stucco e stelle dorate alla Cupola sono state curate dall’arti-giano Domenico Moscatelli; il cancello in ferro battuto lo ha donato l’artigiano Bruno Ciaffi, ambedue di Montemarciano.
Penitenzieria (per uomini)
Sotto la torre di levante, dove si suonavano le campane con funi, prima della loro elettrificazione, si è ricavata una piccola Cappella con una grande nicchia dove è stata posta la statua in gesso del S. Cuore di Gesù, tolta da una Cappella laterale. Questa statua alta due metri fu acquistata dalla Pia Unione del S. Cuore di Gesù nell’agosto del 1913.
Accanto è stato portato il grande trono ligneo dorato, usato un tempo sull’altare maggiore per le solenni esposizioni Eucaristiche; opera della prima metà dell’800 e assai pregevole con 6 colonnine «greco-corinzie». Dentro il trono è stata posta una tela riproducente il S. Volto di Cri-sto (ex Sancta Sindone) in cornice antica e dorata.
Di fronte alla statua del S. Cuore è appeso un quadro in cornice ‘800 raffigurante il martirio di Santi Missionari (per ora di incerto riferimento) donato alla Chiesa da Livio Medi. La pittura su tela è di vivace composizione e realismo di epoca 2ª metà ‘800. Ai lati della Bussola centrale sono posti 2 confessionali in legno costruiti sullo stile della Chiesa.
Cappella di S. Antonio di Padova e Santi Filippo Neri e Lucia Vergine e Martire
Questa Cappella ovale simmetrica a quella di Sant’Anna era dedicata anticamente anche nelle vecchie Chiese a S. Gregorio Magno con una tela e cornice simile a quella di Sant’Anna, di fronte. Era di Giuspatronato e per il suffragio delle anime del Purgatorio. Il 4 febbraio 1902, l’allora Arciprete Parroco D. Cesare Tinti così scriveva al Vescovo di Senigallia: «Il sottoscritto fa umile istanza affinché voglia concedergli il permesso di far uso dell’Altare dedicato a S. Gregorio, ora abbandonato per lo stato pessimo a cui è ridotto, per farvi una Cappellina da collo-carvi la statua di S. Antonio di Padova verso del quale si è destata nel popolo speciale devozione». Già in precedenza il Vescovo di Senigallia Card. Antonio Maria Cagiano de Azevedo chiedeva fin dal 1845 di spostare l’Altare di S. Antonio di Padova che si trovava in Sagrestia accanto alla porta d’ingresso in fondo alla Chiesa dove era S. Gregorio. Ora vi è stata portata anche la tela antica di S. Antonio di Padova con i Santi Filippo Neri e Lucia V. e Martire, proprio nella nicchia dove era stata messa la statua nel 1902. La tela andrebbe restaurata mentre la statua posta accanto all’Altare è in legno e risale come il quadro alla 2ª metà del ‘600 (certa-mente dopo la canonizzazione di S. Filippo Neri 1622).
Cappella dei Santi Francesco d’Assisi, Vincenzo Ferreri e Carlo Borromeo
Era detta anticamente la Cappella di San Carlo (con Giuspatronato) poi è diventata del S. Cuore; ora è ritornata secondo l’origine.
La tela dei Santi Francesco, Vincenzo e Carlo era stata tagliata in basso (per l’altra cornice) ora è stata aggiustata nella vecchia cornice con una prolunga in legno; è stata demolita parte della nicchia del S. Cuore che sporgeva in avanti e rinforzata anche la parete. Nel libro accanto a S. Carlo vi è la firma dell’autore della bella tela: Pietro Ugolini, il giovane da Pergola, dipinto nel 1763. Sopra i 3 Santi, fra gli Angeli, c’è la Vergine con il Bambino che ha una piccola croce in mano simbolo di speranza (Madonna della Speranza).
Cappella del Patrono S. Macario Abbate Alessandrino e compatroni S. Maria Maddalena e San Seba-stiano Martire
Purtroppo non si è ancora appurato storicamente perché S. Macario Alessandrino sia venerato come Patrono di Montemarciano. Sarebbe interessante scoprirlo. A quando risale questa presenza spirituale e patronale del Santo Abate Egiziano? Certo prima dei Piccolomini. Da vari secoli risulta essere il Patrono della terra ducale di Montemarciano, quindi della comunità e del «Pubblico» al cui giuspatronato era affidata la Cappella del Santo, certamente ricostruita con la nuova Chiesa nel 1767. Il quadro del Santo Protettore ha al centro Gesù Crocifisso con Santa Maria Maddalena e all’altro lato San Sebastiano Martire. Si dice che questi due Santi fossero venerati come compatroni della terra di Montemarciano (insieme a S. Andrea e a S. Rocco). Anche la campana maggiore che faceva parte delle 5 campane dell’unico campanile, era detta di S. Macario (ne teneva conto il pubblico e fu benedetta dal P. Abate Attilio Caselli della Badia di Chiaravalle verso il 1690) e ora si trova (rifusa con altre 2 campane minori nel 1805) nella torre di ponente. La costruzione della nuova Cappella di S. Macario è terminata nel 1767 ad opera dello scarpellino Giov. Andrea Ascari che disegnò con i marmi ai lati dell’al-tare: in uno, lo stemma di Montemarciano «chiavi Pontificie sopra 3 monti e corona ducale>>> e nell’altro la seguente scritta: «F.A.T.D. MDCCLXVII». (Fece Andrea Tagliapietre Dalmata (?) 1767). La tela sembra avere un’aggiunta in basso (sotto il piede di San Macario) è appena visibile il panorama del paese di Montemarciano. Opera e autore della tela ignoti, forse al tempo dei Piccolomini. I marmi che adornano la cornice e che ricoprono l’altare sono un po’ deteriorati. Pregevole il tabernacolo di marmo. Nelle lunette superiori sono state poste due tele riproducenti due episodi della vita di S. Macario; ma la precaria composizione delle tinte, che stanno scomparendo, li rendono poco visibili dal basso.
Al lato destro dell’Altare è stata posta, dopo la riapertura della Chiesa, la statua lignea del Santo, scolpita dall’artista altoatesino Giacomo Mussner (Ortisei) nel 1932. Con questa statua e la reliquia posta in un prezioso reliquario argenteo, si fa la processione il 2 maggio.
Che S. Macario Abbate Alessandrino sia il Principale Patrono di Montemarciano è anche desunto da una dichiarazione (per chiedere adeguata Officiatura Liturgica del Santo al 2 maggio).
Antisagrestia per Cappella Musicale
Sulla bussola che immette alla porta esterna verso il vicolo c’è un quadro che rappresenta la Santa Patrona della musica: Santa Cecilia (antica oleografia).
In questo luogo si raccoglie il gruppo dei cantori per il quale il Parroco ha voluto acquistare, anche a ricordo della grande Missione Popolare dell’ottobre 1981, un organo abbastanza pregiato già proprietà del Maestro di Musica, prof. Galavotti Valerio di qui.
L’organo è stato prodotto dalla fabbrica musicale per l’America «Manufactured By Paris S.p.A. Electro-Magnetic Organ – Sirolo Italy (Model XTO 25 Seri – al 27 20»; ha due tastiere e mezza pedaliera.
La Sagrestia
Entrando in Sagrestia dalla casa Cañonica, c’è un piccolo locale circolare per il lavabo (ora c’è un lavandino a presa diretta dall’acquedotto); anticamente l’acqua veniva immessa in un recipiente di pietra, ancora conservato perché probabilmente di epoca precedente all’attuale Chiesa. La porta d’ingresso in Sagrestia è stata posta la Santa Sagrestana: Santa Teresa del Bambino Gesù; tela stampata su una caratteristica cornice ottocentesca.
Sulle 4 pareti in alto alla Sagrestia sono stati posti quattro quadri grandi, dipinti su tela dal Pittore Montemarcianese Nazzareno Diotallevi nella 2ª metà dell’800.
1) «La Santa Messa per le anime purganti e Crocifisso» (sopra l’armadio di Sagrestia). Era stato dipinto per la Chiesa del cimitero di S. Pietro e posto nella parete sinistra della Chiesetta prima del suo restauro del 1900, da allora fu portato nella Sagrestia della Chiesa Parrocchiale.
2) «Il sacrificio di Isacco» (opera giovanile del detto pittore Nazzareno Diotallevi).
3) «La Vergine Maria e i suoi Santi genitori Gioacchino e Anna». Prima del terremoto 1930 si trovava sulla parete laterale dell’Altare Maggiore in un riquadro. Fu dipinto a ricordo dell’onomastico del Papa Leone XIII (eletto il 3-III-1878) Giovacchino Pecci; è certamente uno dei migliori lavori del Diotallevi.
4) «La Vergine del Rosario con S. Giuseppe» (imitazione della nostra Madonna del Rosario venerata in Cappella). È stato «donato dai Montemarcianesi quale ex voto di ringraziamento per la pioggia, 1° ottobre 1893». Un Angioletto nella pittura lo scrive sotto il trono della Vergi-ne. Anche in questa tela il Diotallevi ha voluto esprimere tutta la sua arte di affermato pittore chiamato a lavorare in varie parti d’Italia e anche in America.
Per il suo paese volle anche affrescare le logge del palazzo già Mandamentale e sede della Pretura con carceri (opera di notevole interesse pittorico e naturalistico).
ALTRE CHIESE
Chiesa delle Grazie
È una chiesetta del 1618. Vi si trova un affresco del sec. XVI.
Chiesa di S. Veneranda
(detta dal Montanari S. Venera). Fu eretta nel 1719 col titolo SS. Nome di Maria, a tre miglia a ovest di Montemarciano, nella contrada detta un tempo S. Clemente e nel sec. XI Gualdo (dove si erano insediati i Longobardi). Vi è un affresco del sec. XVI rappresentante la Madonna. Prima di Napoleone vi era un cimitero. Nei pressi affioravano anche le fondamenta del de-molito convento di S. Clemente. La chiesa è stata restaurata e riaperta al culto nel 1978.
Chiesa di S. Pietro Vecchio
Il Trussiani la fa risalire al 1200 insieme a S. Giovanni di Cassiano. Era la cappella del primo cimitero parrocchiale fino al 1806.
Restaurata nel 1796 e poi nel 1900, ora è chiusa per il terremoto del 1972. Vi è l’immagine della Madonna del Buon Consiglio sotto la cui venerazione fu eretta nel 1825 la Pia Unione del Purgatorio. Da tempo immemorabile vi era anche la Confraternita della Buona Morte, detta anche dei Sacconi», che ricompaiono ogni anno nella processione del Venerdì Santo. Le messe venivano celebrate durante il soggiorno estivo della famiglia Marotti; nel mese di novembre poi un frate veniva a officiare alle sei del mattino, dalla vicina chiesa degli Alberici. Nell’anniversario della morte di G. Battista Marotti veniva distribuito denaro ai fedeli: ai bambini fino a 10 anni, due soldi (10 centesimi); dai 10 ai 18 anni, quattro soldi; dai 18 anni in su, dieci soldi.
L’area dell’ex cimitero divenne il giardino della Villa Marotti. Ora è di uso privato. La chiesa è inserita ora in un edificio di civile abitazione e i proprietari la riaprono al culto nei mesi di maggio e giugno. Nei lavori di ripulitura sono state scoperte le parti inferiori di un affresco. Vi erano infatti due affreschi, un tempo: la Resurrezione di Lazzaro e il Giudizio Universale. Vi sono poi due quadri del sec. XVI.
Il cimitero di S. Pietro Vecchio era diviso in tre parti: in chiesa si seppellivano le persone altolocate; all’esterno, sulla destra, i bambini; nel rimanente spazio, gli altri.
Si dice che l’abitazione rurale presso la torre dell’acquedotto fosse in antico la camera mortuaria. Anche nella zona del cimitero di S. Veneranda, che fu il secondo cimitero del paese, si vede ancora l’ossario, vicino al Gioco delle Bocce.
L’attuale cimitero, fra i più belli della regione, inaugurato nel 1881, è nella zona degli Alberici.
Chiesa del SS. Sacramento
Fu costruita nel 1766. Vi è costituita la Compagnia del SS. Sacramento, eretta fin dal 1574 nella chiesa di S. Giovanni, demolita quando si fabbricò la presente (1766). S. Giovanni era una chiesa a sette altari e fungeva da succursale della Parrocchiale, come la presente chiesa del Sacramento, a cinque altari, che ha funzionato da parrocchiale ogni volta che questa ha avuto bisogno di restauri e anche dopo il terremoto del 1972.
Dall’antica chiesa di S. Giovanni furono trasportati in questa un Crocifisso ligneo del ‘500 e un affresco rappresentante l’Immacolata della stessa epoса.
La Compagnia del SS. Sacramento aveva molti beni e un Monte Frumentario di 100 some di gra-no, da distribuire ai poveri durante l’inverno ma all’avvento del Regno d’Italia tutti i beni della chiesa furono sequestrati.
Chiesa della Beata Vergine della Speranza detta La Madonnina
Fu edificata nel 1866, sul bivio delle strade per Cassiano e Alberici.
Fu costruita dove anticamente c’era un’edicola e si usarono i materiali della demolita chiesa di S. Rocco. Questa era stata edificata dalla Comunità di Montemarciano, per la devozione che si aveva verso quel Santo invocato contro le pestilenze. Il titolo di S. Rocco fu poi dato alla nuova Parrocchiale di Marina di Montemarciano (che allora, nel 1869, si chiamava Case Bruciate).
La caratteristica della chiesa della Madonnina è il sito in cui sorge, da cui si possono vedere l’altura di Cassiano e il Santuario degli Alberici. Di qui si videro i lumi miracolosi sulla chiesa degli Alberici dal 1593 al 1596.
SERIE DEI PARROCI DI SAN PIETRO APOSTOLO DI MONTEMARCIANO
Don MELCHIORRE CITTADINI
1546 Don FRANCESCO BIANCHINI
1564 Don PICCOLOMO PICCOLOMINI
1569 Don BERNARDINO BINI
1604 Don GIROLAMO BIANCHI
1631 Don GIOVANNI MARIA FOSCHI
1631 Don AURELIO BENINCASA
1649 Don DOMENICO ANTONINI
1659 Don FRANCESCO RIDOLFI
1677 Don CAMILLO POLIDORO
1685 Don RIDOLFO ANTONIO
1714 Don SEBASTIANO MANNOCCHI
1731 DON SEBASTIANO GIORGETTI ARCIPRETE della Chiesa eretta a Collegiata.
1773 Econ. Spir. Don AGOSTINO BELVEDERESI
1776 Don GIUSEPPE GIULIANELLI
1778 Econ. Spir. Don CARLO MORBIDELLI
1787 Econ. Spir. Don ANGELO BERTI
1792 Don VINCENZO PRIMAVERA
1806 Econ. Spir. Don ANGELO BERTI
1806 Don GIOVANNI GIOVANNETTI
1834 Don ANTONIO MARTINI
1845 Don ANTONIO BARUCCA
1859 Don FRANCESCO MONTELLI
1896 Don CESARE TINTI già Cooperatore con diritto di successione
1920 Don NAZZARENO FABIETTI
1971 Don GIUSEPPE STRAZI
1977 Don RENATO BOLLETTA
1997 Don GIUSEPPE GIACANI
2010 Don LUIGI IMPERIO
2020 Don STEFANO CONIGLI
2025 Don ANDREA ROCCHETTI
