IL SANTUARIO DELLA MADONNA DEI LUMI IN ALBERICI DI MONTEMARCIANO
Anche Montemarciano è una terra benedetta da Maria ed il popolo di Montemarciano fu sem-pre devotissimo della Vergine: attestano questa presenza amata, venerata e spesso miracolosa della Madonna tante sacre immagini che illuminano e proteggono il territorio di questo Comune: da S. Veneranda (sotto il titolo del Nome di Maria) a S. Maria della Neve (Marina di Montemarciano); dalla B. Vergine della Speranza (detta Madonnina sul bivio per Cassiano e Alberici), alla cappella di S. Maria delle Grazie; dalla veneratissima Madonna del Rosario (preziosa statua nella Cappella sinistra della Collegiata); dalla Madonna Regina dei Santi venerata in Cassiano sin dal 1700, alla prodigiosa immagine degli Alberici: la Madonna degli Alberici!
LE ORIGINI DEL CULTO ALLA MADONNA DEGLI ALBERICI
Il primo storico del Santuario Padre Domenico Diotallevi, quando si accinse a fare delle ricerche, riuscite sempre vane ed infruttuose, per tracciare la Storia del Santuario, mentre perdeva la speranza di compiere la sua opera, scrive:
«Così dunque mi posi all’opera; e piacque al Signore che, se non in tutto, com’era mio desiderio, finalmente in parte fossi appagato. Invero; quando, dopo tante insistenti ricerche, riuscite sempre vane e infruttuose, io mi credeva deluso affatto in ogni speranza, allora mi pervennero provvidenzialmente nelle mani documenti e memorie del Santuario della Madonna degli Alberici. Documenti e memorie, che da un lato provano ad evidenza e più chiaro della luce del sole la pietà e la clemenza di Maria in questa sua prodigiosissima Immagine; e dall’altro attestano il culto e l’a-morosa cura dei fedeli nell’onorarla qui, in questa contrada degli Alberici, fin da tempo immemorabile». Ma una data che chiude un passato impenetrabile e volti la pagina dalla leggenda alla storia bisogna trovarla; questa data la più probabile è il 1461-1462.
LA MADONNA DELLA QUERCIA NELLA CONTRADA ALBERICI
L’etimologia di questa parola «Alberici è molto varia e discussa (e uscirà presto uno studio su questa etimologia, frutto di studi e di ricerche di un noto storico montemarcianese). Comunque sino al 1461, quando il Pontefice Pio II Piccolomini investe prima il suo nipote Antonio Maria Piccolomini del Vicariato di Senigallia, Montemarciano e Mondavio e poi nel 1465 Giacomo Piccolomini sposato con l’illustre Cristofora Colonna, la Contrada degli Alberici era ancora tutta coperta di querce annose, alberi d’ogni genere e cespugli; un luogo ancora tutto silvestre; al centro di questa selva da tempo, immemorabile stava affissa ad un tronco di quercia una bellissima e prodigiosa immagine in tela di Maria SS.ma lattante il Bambino Gesù; questa icone era chiamata «La Madonna della Quercia».
Riscuoteva da tutti grande venerazione, ovunque si parlava di numerosi prodigi compiuti dalla Vergine e da tutti si sentiva il dispiacere di vederla esposta alle intemperie e alle ingiurie del tempo ed era comune desiderio che sorgesse qualche anima generosa ed amante di Maria che le innalzasse una Cappella ed un altare.
LA PRIMA CAPPELLA: 1465
Nel 1465 Giacomo Piccolomini e Cristofora Colonna visitarono con profonda pietà l’immagine della Vergine appesa al tronco della Quercia e deliberarono subito di innalzare a proprie spese dalle fondamenta una sontuosa Cappella nel posto in cui trovavasi l’albero benedetto, essendo l’immagine alquanto consunta e deperita incaricarono un valente artista perché la riproducesse in affresco sulla parete dell’altare, con gli stessi lineamenti e forme dell’antica.
Di questa Cappella ne parla distesamente anche il Ridolfi riportando pure l’epigrafe: «Giacomo Piccolomini e Cristofora Colonna fecero edificare questa Chiesa in onore di Maria Madre di Dio
L’epigrafe (che era in latino) fu cancellata quando si ampliò la Chiesa.
Con questa Cappella aumentarono a dismisura il culto e l’amore alla Madonna e il luogo si trasformò in una vera sorgente di grazie e di benedizioni.
CHI È L’AUTORE DELL’AFFRESCO?
«Tutti applaudivano alla mano maestra che seppe in maniera tanto meravigliosa ritrarre al vivo l’antica effige della Madonna.
La Vergine benedetta è dipinta a fresco nel muro dell’altare della cappella coi più vivi colori. La ricopre un manto maestoso, il quale dal capo scendendo giù fino ai suoi candidi piedi, forma il suo vago e dignitoso ornamento. Si stringe al seno il Divin Pargoletto Gesù, che, adagiato sopra un cuscino, succhia al seno materno. La Vergine sta maestosamente seduta sopra un tronco di quercia, in mezzo agli alberi verdeggianti. Ai suoi fianchi si ergono da un lato Montemarciano, dall’altro Montesanvito, come in atto di essere ricoverati sotto l’ombra benefica della sua protezione. Due angeli all’altezza della sua verginea fronte la ossequiano e sorreggendo con l’una mano leggermente sul capo splendidissima corona, come a loro sovrana e signora, stringono con l’altra l’estremità di un gran velo che protegge le spalle della celeste Regina.
Tutto nella divina Madre e nel divin Figlio spira grazia, soavità e dolcezza. Par che Maria ci insegni ad amare Gesù, e Gesù ci inviti ad ammirare le tenerezze della sua immensa carità, che per amore degli uomini lo trasse a terra a vestirsi di nostra spoglia mortale ed a farsi tenero Bambino, bisognoso d’alimento materno».
Non si conosce né l’autore né il tempo preciso in cui venne dipinto.
IL PROCESSO ECCLESIASTICO SU MIRACOLI DELLA MADONNA DEGLI ALBERICI
Il grandioso avvenimento dell’apparizione dei lumi e i numerosi miracoli che si andavano compiendo nel Santuario spinsero il Clero, la Magistratura e il popolo di Montemarciano a provocare l’intervento della Curia Diocesana perché il supremo e sapiente consiglio del Vescovo che era allora lo zelantissimo Mons. Pietro Ridolfi (1591-1601) volesse, dopo accurato e diligente esame, dichiarare se quei lumi dovessero o no ritenersi prodigiosi.
Il Vescovo Ridolfi il 28 Gennaio 1596 formò una Commissione di Ecclesiastici perché si portasse personalmente sul luogo, istruisse un pubblico e formale processo, verbalizzasse le deposizioni dei testimoni e ne informasse la Curia.
Dobbiamo essere grati a Wildo Casavecchia che, dopo aver riscoperto nell’archivio parrocchiale di Montemarciano il prezioso manoscritto che raccoglie nel testo integrale le deposizioni e le testimonianze dei fedeli presentatisi nel corso del processo informativo o Canonico sulle prodigiose apparizioni degli Alberici (processo che si celebrò nei giorni 29-30-31 Gennaio 1596), ne curò la pubblicazione aggiungendovi numerose e ricche note storiche, bibliografiche e traduzioni di testi latini.
AMPLIAZIONE DEL SANTUARIO (1596-1606)
L’aumento dei pellegrini che venivano anche da lontano, l’esigenza di aver sacerdoti più disponibili all’amministrazione dei Sacramenti, fecero reclamare da tutti l’ampliamento del Santuario che era rimasto sempre per 128 anni la Cappella dei Piccolomini (1465-1593).
Un albergo per i pellegrini e una casa per l’abitazione dei sacerdoti: questo miracolo di costruzioni si effettuò tra gli anni 1596-1606.
L’anima per l’acquisto dei terreni necessari furono i due fratelli sacerdoti della famiglia Bini: Don Bernardino, Pievano di Montemarciano, e Don Lorenzo (tanto degnissimi e benemeriti del Santuario all’inizio della loro amministrazione, quanto infelicemente scaduti al tramonto della loro gestione).
Le opere costruite in questo decennio sono:
- L’ampliamento della Chiesa;
- La residenza dei sacerdoti;
- L’albergo per i pellegrini, con gli annessi macello, forno e trattoria (albergo demolito durante la invasione francese napoleonica).
EREZIONE DELLA COLLEGIATA
Per evitare scandali e soprusi nella amministrazione, per avere un numero di sacerdoti legati in modo giuridico e puntuale al loro ministero nel Santuario, con l’autorità del Vescovo Diocesano Mons. Antaldo degli Antaldi (1601-1625) con la concessione del Papa Paolo V (1606-1621), prima con la Bolla del 5 Gennaio 1606 e poi con Lettera Apostolica del 5 Novembre 1606, si istituì nella Chiesa della Madonna degli Alberici una Collegiata con un collegio di cinque Cappellani ed un Priore; l’inaugurazione e il reale possesso del Capitolo avvenne il giorno 22 Febbraio 1607; il 22 Dicembre 1608 furono approvati dal Vescovo gli Statuti o Costituzioni. La Sacra Congregazione dei Riti il 22 marzo 1619 nominò e dichiarò che i sei sacerdoti erano veri canonici.
La collegiata durò un secolo e mezzo e precisamente dal 22 Febbraio 1607 al 12 Giugno 1773 quando fu trasferita alla Chiesa Parrocchiale di Montemarciano con decreto del Vescovo Ippolito De Rossi (1746-1776) previo «Motuproprio di Clemente XIV del 19 Maggio 1773.
IL SANTUARIO AFFIDATO ALL’ISTITUTO DEI FRATELLI DELLA PENITENZA
Il primo che entrò nel Santuario fu il santo religioso P. Venceslao Müller, sepolto poi nel Sacro Tempio.
Lo zelo dei Padri detti «Nazzareni» fu di somma utilità spirituale per i fedeli e segnò un’altra fase gloriosa della vita del Santuario; i Padri si costruirono il loro Convento negli anni 1774-1784. Per 109 anni il Convento fu abitazione dei Padri della Penitenza, dal 1776 al 1885, quando in seguito alle leggi eversive del nuovo Governo Italiano, furono soppressi tanti Ordini Religiosi, spogliati i beni della chiesa; a Montemarciano fu demolito anche il Convento per ricavarne l’area per il nuovo Cimitero.
IL NUOVO CONVENTO (1892)
La vita dei Religiosi divenne quasi impossibile. Fu quindi necessaria la costruzione di un nuovo Convento a destra del Santuario; la prima pietra fu posta il 30 Agosto 1892 e nella pergamena (riportata nel libro di P. Diotallevi) c’è tutta la dolorosa storia di quell’amaro periodo.
La costruzione fu affidata al capo mastro muratore Luigi Paladini, su disegno dell’Ing. Attilio Bartozzi.
Anche nella Chiesa si portarono a termine tre importanti costruzioni complementari per la ufficiatura corale, per il decoro del canto sacro e per la utilità dei fedeli:
– il nuovo coro;
– l’orchestra e la bussola;
il tutto su disegno del Prof. Antonio Sacco e la sorveglianza dell’Ing. Attilio Bartozzi.
La vita religiosa continuò regolare anche durante la prima guerra mondiale.
LA SOPPRESSIONE DELL’ORDINE DELLA PENITENZA
Il 20 Novembre 1935 fu emesso un «Decreto di soppressione dell’Ordine dei Frati della Penitenza di Gesù Nazzarenos da parte della S. Sede (a firma di Giovanni Montini).
La soppressione avvenne il 30 Novembre 1935 (con deroga fino al 31 Dicembre 1935) per la deposizione dell’abito religioso da parte dei Frati.
Le consegne tra la Curia Vescovile e la Famiglia dei Religiosi soppressi avvennero la mattina del 5 Dicembre 1935, alle ore 9,30 con la redazione dei verbali di consegna per il Vescovo Tito Maria Cucchi di Senigallia (per la restituzione alla S. Sede del patrimonio dell’Ordine).
Vi erano presenti in Alberici:
il P. Superiore o Guardiano Raffaele Zazzara;
– il P. Gaetano Jacobucci;
– il P. Oreste Belardinelli;
– Fra Alfonso Domin (oblato-chierico);
– Fra Urbano Subranni (laico professo-cercatore).
Risulta che, dimesso l’abito degli «Scalzetti» (così erano chiamati comunemente), rimasero: P. Raffaele Zazzara fino al 7-3-1936, nel qual giorno fece consegna in mano di (Padre) Don Oreste Belardinelli, che vi rimase fino a che il 18 maggio del 1937 la custodia del Santuario fu affidata dal Vescovo al sacerdote tedesco (già un tempo P. Guardiano degli Alberici) che vi restò fino al 1937, Don Oscar Lock.
I RETTORI DEL SANTUARIO DOPO LA PARTENZA DEI PP. DELLA PENITENZA
- P. Oscar Lock (1935-1937)
- D. Angelo Zingaretti (1937-1943)
- D. Attilio Marchetti (1945-1949)
- D. Alessandro Frediani (1949-1951)
- D. Giovanni Tinti (1952-1958)
- D. Ferdinando Balducci (1958-1974)
- D. Aldo Tinti (dal 1 luglio 1974).
