É forse nella percezione di tanti l’urgenza di ridare un volto umano al nostro quotidiano, alla nostra convivenza civile,
alle nostre chiese, alla politica, ai rapporti interpersonali…ai diversi e comuni livelli. Ma non c’è nulla di scontato in tutto questo. Dire “umano” vuol dire una cosa immensa eppure non c’è nulla di più fragile e complesso.
Perché capita così spesso di percepire che si può vivere l’esatto contrario, che non è per nulla naturale, lineare e semplice esserlo? Sembra sempre più che ci sia bisogno ancora una volta di imparare e di farlo seriamente perché la disumanità uccide, devia, fa male.
Il titolo di questa nuova edizione dello “Spazio di mezzo” è un omaggio ad un giovane ( V. Arrigoni) che nel suo impegno per altri essere umani, che gli è costato la vita, ha avuto un’intuizione grande: nessuno viene risparmiato dal rischio di perdere il contatto con le cose più importanti, con ciò che fa vivere, con cio’ che ci fa diventare ciò che siamo.