“Quando verrò e vedrò il Volto di Dio?”

dio Nei Salmi la relazione con Dio non viene espressa da un linguaggio che enfatizza l’irraggiungibile mistero, la lontananza del trascendente. Luce e tenebra, presenza e inafferrabilità vanno insieme, nella descrizione della teofania: inaccessibile nella sua trascendenza, Dio in sé stesso non si può vedere, dice la Bibbia, ma allo stesso tempo, a più riprese il testo sacro afferma che l’uomo – senza che per tanto si spezzino i limiti della creaturalità – accede alla visione del suo Volto: è possibile, in altre parole, percepire sensibilmente, esperire personalmente la reciproca trasparenza con l’Amato, grazie alla sua volontà di bene, di alleanza verso l’uomo.

Un notevole interesse suscitano oggi ancora, come in molte altre stagioni culturali, le pagine del Salterio, soprattutto in quanto da esso traspare, illuminata dall’interno, la relazione di alleanza che Israele vive con Dio, in tutta la sua intensità antropologica e teologica: la narrazione storica, che caratterizza la maggior parte dei libri della Bibbia – e che riemerge sotto una angolatura poetica nei cosiddetti Salmi storici – diviene come un orizzonte di sfondo dal quale risalta in primo piano, grazie alla potenza della poesia ma soprattutto della preghiera, l’esperienza esistenziale di Dio, in cui palpita l’immediatezza e la complessità della vita di fede del singolo come del popolo eletto.

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