Ascensione del Signore

Commento di Enzo Bianchi, priore della comunità di Bose.

24 maggio 2009

Celebriamo oggi la festa dell’Ascensione, nella quale il mistero pasquale di Gesù, il suo esodo da questo mondo al Padre (cf. Gv 13,1), è letto in un’ottica particolare. La nostra attenzione si concentra infatti sul momento in cui egli giunge presso il Padre, entra nel Regno di Dio; egli partecipa così al potere e alla signoria di Dio, quale Messia che siede alla destra di Dio, secondo le parole del salmista: “Il Signore ha detto al mio Signore: siedi alla mia destra” (Sal 110,1).

Con la morte e il seppellimento di Gesù è avvenuta una separazione tra lui e i discepoli, e la resurrezione non ripristina la situazione precedente, quella di un’esistenza vissuta insieme, ma origina un altro modo con cui Gesù, Risorto e Vivente, si rende presente alla sua chiesa. Detto altrimenti, la resurrezione significa che l’uomo Gesù è stato reso da Dio Signore e Messia (cf. At 2,36), è stato innalzato fino a partecipare per sempre alla vita di Dio; ebbene, i vangeli hanno espresso tutto ciò mediante l’immagine dell’assunzione al cielo di Gesù, così come al cielo era stato innalzato il profeta Elia (cf. 2Re 2,1-14). È Luca, in particolare, a testimoniare questa verità attraverso il racconto dell’ascensione (cf. Lc 24,50-53; At 1,6-11): la verità di Gesù Cristo che, quale Signore, oggi partecipa della condizione divina; la verità del corpo di Gesù, un corpo umano ormai assunto nella vita stessa di Dio, la vita trinitaria.

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